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Il Vangelo di oggi: “Con tutta la mente”

A volte c’è un messaggio per noi in alcune parole del Vangelo che nemmeno gli evangelisti notano. C’è un esempio qui, nascosto in parole così poco interessanti che non possiamo nemmeno essere sicuri di chi le abbia pronunciate. Matteo e Marco dicono Gesù, mentre Luca dice lo scriba.

Gesù (o lo scriba) sembra citare dall’Antico Testamento, ma una frase non esiste in nessun testo dei Comandamenti: che dovremmo amare il Signore nostro Dio con tutta la nostra mente.

È facile non notare questa frase, e infatti Matteo, Marco e Luca non se ne accorgono. Lo sappiamo perché normalmente quando Gesù si allontana dall’Antico Testamento viene notato, rimarcato e fatto oggetto di un intero discorso “Ma io vi dico…”.

Non qui.

Ci sono due aspetti di questo. Uno è ciò che dice del passato, l’altro è ciò che dice a noi. Il passato è semplice. Gli ebrei non sono mai stati “persone del Libro” nel senso di credere nella Bibbia e nient’altro che la Bibbia. Hanno avuto, è vero, una particolare riverenza per ogni parola sacra, ma hanno vissuto non solo nell’obbedienza sconsiderata a quelle parole, ma in un dialogo, si potrebbe anche dire in relazione, con il testo sacro. Quindi il fatto che “tutta la tua mente” appaia qui, senza attirare l’attenzione o il commento, deve significare che era diventato parte dell’interpretazione generalmente accettata delle parole della Scrittura. Quando, secoli dopo il Pentateuco, gli ebrei si imbatterono nei nuovi modi di pensare greci – come mostra la letteratura sapienziale – si resero subito conto che questa nuova cosa chiamata “mente” era inclusa, senza dubbio, nel comandamento amare.

Ciò che questo ci dice è più importante di una semplice nota a piè di pagina nella storia delle idee. È il fondamento e la giustificazione di tutta la scienza. Dio non comanda l’impossibile. Se deve essere amato con la mente, ciò può essere solo perché è amabile con la mente, o, per deteologizzare il linguaggio, perché l’Essere Ultimo può essere messo in relazione razionalmente. La frase evangelica ci dice che le cose hanno un senso e che abbiamo l’attrezzatura per dargli un senso.

Cosa significa onnipotenza? Significa che l’Onnipotente può fare qualsiasi cosa? Se ciò fosse vero, tutta la scienza sarebbe alla fine. Se Dio avesse voluto che quando lasciavo cadere un bicchiere sul pavimento si sarebbe frantumato, allora anche se Dio avesse voluto lo stesso ogni volta che qualcuno in passato avesse mai fatto cadere un bicchiere, ciò non avrebbe comunque legato Dio. Dio sarebbe ancora libero di decidere, se lasciassi cadere un bicchiere sul pavimento ora, che questo particolare bicchiere, l’unico tra tutti i bicchieri della storia, dovrebbe rimbalzare e non rompersi.

Vale a dire: su questa interpretazione dell’onnipotenza divina, la scienza è impossibile. Non possiamo prevedere il risultato di un esperimento, perché la prossima volta Dio potrebbe decidere diversamente. Non si possono nemmeno dettare leggi di natura sulla base dell’esperienza precedente, perché chiamare una legge una “legge” è pretendere di poter vincolare Dio, il che è blasfemia.

Questo non è solo un cavillo accademico. Quando il filosofo musulmano dell’XI secolo al-Ghazāli propose proprio questa idea, catturò la corrente principale del pensiero islamico e portò al virtuale suicidio della scienza nell’Islam e all’abbandono del pensiero razionale sul mondo fisico, in quanto non necessario o sacrilego, o entrambi.

Siamo salvati da questo da questa piccola frase nel Vangelo, sull’amare Dio con tutta la nostra mente. È più di un semplice permesso, è un comando per capire, per uscire e fare scienza, e veniva seguito ogni volta che i cristiani avevano tempo per pensare. Ha portato alla brillante rinascita del XIII secolo e alla nascita della scienza moderna, e ne stiamo ancora vivendo le conseguenze.

Per quanto riguarda l’onnipotenza divina, non è questa la sede per entrare in dettaglio, ma la risposta ad al-Ghazāli deve sicuramente essere che Dio può davvero far rimbalzare il bicchiere, ma Dio non può far rimbalzare il bicchiere ed essere ancora Dio, poiché per infrangere le leggi e le regolarità della natura in modo capriccioso e senza motivo sarebbe abbandonare l’amabilità-con-la-mente. Questo è esattamente l’argomento che i teologi usano contro i miracoli inutili o frivoli, ma vale anche per la scienza, e per la possibilità di fare scienza in generale.

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