San Filippo Neri 1515 1595Nacque a Firenze nel 15

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San Filippo Neri (1515 – 1595)

Nacque a Firenze nel 1515. A diciotto anni andò a Roma e si guadagnò da vivere come precettore. Ha intrapreso un’opera caritativa tanto necessaria tra i giovani della città e ha avviato una confraternita per aiutare i poveri malati e i pellegrini.

Gli fu consigliato che avrebbe potuto fare più bene come sacerdote e fu ordinato sacerdote nel 1551. Costruì un oratorio sulla chiesa di San Girolamo, dove inventò i servizi, costituiti da letture spirituali e inni, che furono l’origine dell’oratorio ( la tradizione è una buona cosa, ma anche l’innovazione ha il suo posto). Ha continuato a servire i giovani di Roma, ricchi e poveri allo stesso modo, con discussioni religiose e organizzando attività di beneficenza. Aveva una cura particolare per i giovani studenti del Collegio Inglese di Roma, che studiavano per una vita missionaria e probabile martirio in Inghilterra.

Ispirò altri sacerdoti ad emularlo e li formò nella Congregazione dell’Oratorio. Le fondazioni oratoriane prosperano ancora oggi in molti paesi. Morì a Roma nel 1595.

San Filippo Neri era nemico della solennità e della convenzionalità. Quando alcuni dei suoi penitenti più pomposi gli fecero la confessione (era famoso come confessore) impose loro penitenze salutari e sgonfianti, come camminare per le strade di Roma portando il suo gatto (amava molto i gatti). Quando un novizio mostrava segni di eccessiva serietà, Filippo si metteva a testa in giù davanti a lui, per farlo ridere. Quando le persone lo ammiravano troppo, faceva qualcosa di ridicolo in modo che non dovessero rispettare qualcuno che non era più saggio – e non meno peccaminoso – di loro. In ogni caso c’era un ottimo punto nei suoi scherzi: combattere l’orgoglio, o la malinconia, o l’adorazione degli eroi.

Le risate non si sentono molto nelle chiese: forse c’è da aspettarselo … ma fuori dalla chiesa, i cristiani dovrebbero ridere più di chiunque altro – ridere di pura gioia, che Dio si è preso la briga di farci, e che continua ad amarci nonostante il siamo idioti. Tutti sono peccatori, ma i cristiani sono peccatori redenti: un salvataggio immeritato che rendiamo ancor meno meritato da tutto ciò che facciamo. È una cosa troppo seria per essere seri: tutto ciò che possiamo ragionevolmente fare è rallegrarci.

Moltissimi santi, non solo san Filippo, hanno un terrore costante di essere ammirati. Perché conoscono le loro imperfezioni meglio di chiunque altro, ed essere riveriti da altre persone è doppiamente un male. È un male per gli altri, che dovrebbero invece riverire Dio, e per se stessi, perché potrebbero essere tentati di credere alla propria immagine e credersi degni.

Non siamo ancora santi, ma anche noi dovremmo stare attenti. La rettitudine e la virtù hanno le loro ricompense, nel rispetto di sé e nel rispetto degli altri, ed è facile ritrovarsi a mirare al risultato piuttosto che alla causa. Miriamo alla gioia, piuttosto che alla rispettabilità. Di tanto in tanto prendiamo in giro noi stessi, e così vediamo noi stessi, per un momento, come il Dio onnisciente ci vede.

Vedi gli articoli su Wikipedia e l’Enciclopedia cattolica.

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