Seconda Lettura Nella festa del Corpus Domini di S

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Seconda Lettura “Nella festa del Corpus Domini”, di San Tommaso d’Aquino

O banchetto prezioso e meraviglioso!

Poiché era volontà del Figlio unigenito di Dio che gli uomini partecipassero alla sua divinità, ha assunto la nostra natura affinché, facendosi uomo, potesse rendere gli uomini dei. Inoltre, quando ha preso la nostra carne ha dedicato tutta la sua sostanza alla nostra salvezza. Ha offerto il suo corpo a Dio Padre sull’altare della croce come sacrificio per la nostra riconciliazione. Ha versato il suo sangue per il nostro riscatto e purificazione, affinché potessimo essere redenti dalla nostra misera condizione di schiavitù e purificati da ogni peccato. Ma perché il ricordo di un così grande dono rimanesse in noi per sempre, lasciò il suo corpo come cibo e il suo sangue come bevanda perché i fedeli lo consumassero sotto forma di pane e vino.

O banchetto prezioso e mirabile, che ci porta salvezza e contiene ogni dolcezza! Potrebbe esserci qualcosa di più intrinseco? Sotto l’antica legge veniva offerta la carne di vitelli e di capre, ma qui Cristo stesso, il vero Dio, è posto davanti a noi come nostro cibo. Cosa potrebbe esserci di più meraviglioso di questo? Nessun altro sacramento ha un potere di guarigione maggiore; per mezzo di essa si purificano i peccati, si accrescono le virtù e l’anima si arricchisce in abbondanza di ogni dono spirituale. È offerto nella Chiesa per i vivi e per i morti, perché ciò che è stato istituito per la salvezza di tutti sia a beneficio di tutti. Eppure, alla fine, nessuno può esprimere appieno la dolcezza di questo sacramento, in cui si gusta alla radice la gioia spirituale, e in cui rinnoviamo il ricordo di quell’amore supremo per noi che Cristo ha rivelato nella sua passione.

Fu per imprimere più saldamente nel cuore dei fedeli la vastità di questo amore che nostro Signore istituì questo sacramento nell’Ultima Cena. Mentre stava per lasciare il mondo per andare al Padre, dopo aver celebrato la Pasqua con i suoi discepoli, lo lasciò come perenne memoriale della sua passione. Fu il compimento di figure antiche e il più grande di tutti i suoi miracoli, mentre per coloro che avrebbero provato il dolore della sua partenza, era destinato ad essere un’unica e duratura consolazione.

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