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Seconda lettura Una lettera di san Bonifacio

Il pastore attento veglia sul gregge di Cristo

Nel suo viaggio attraverso l’oceano di questo mondo, la Chiesa è come una grande nave che viene colpita dalle onde dei diversi stress della vita. Il nostro dovere non è abbandonare la nave, ma mantenerla sulla sua rotta.

Gli antichi padri ci hanno mostrato come dobbiamo svolgere questo compito: Clemente, Cornelio e molti altri nella città di Roma, Cipriano a Cartagine, Atanasio ad Alessandria. Vivevano tutti sotto imperatori che erano pagani; tutti guidavano la nave di Cristo, o meglio, la sua carissima sposa, la Chiesa. Questo fecero insegnandola e difendendola, con le loro fatiche e sofferenze, fino allo spargimento di sangue.

Sono terrorizzato quando penso a tutto questo. Paura e tremore mi hanno assalito e le tenebre dei miei peccati mi hanno quasi coperto. Rinuncerei volentieri al compito di guidare la Chiesa che ho accettato se potessi trovare tale azione giustificata dall’esempio dei padri o dalla sacra Scrittura.

Poiché questo è il caso, e poiché la verità può essere aggredita ma mai sconfitta o falsificata, rivolgiamoci con la mente stanca alle parole di Salomone: Confida nel Signore con tutto il tuo cuore e non fare affidamento sulla tua stessa prudenza. Pensa a lui in tutte le tue vie, ed egli guiderà i tuoi passi. In un altro luogo dice: Il nome del Signore è una torre inespugnabile. Il giusto si rifugia in essa e sarà salvato.

Rimaniamo saldi in ciò che è giusto e prepariamo le nostre anime alla prova. Confidiamo nell’aiuto fortificante di Dio e diciamogli: Signore, tu sei stato il nostro rifugio di generazione in generazione.

Confidiamo in colui che ha posto su di noi questo fardello. Ciò che noi stessi non possiamo sopportare, portiamolo con l’aiuto di Cristo. Perché è onnipotente e ci dice: Il mio giogo è dolce e il mio carico è leggero.

Continuiamo la lotta nel giorno del Signore. I giorni dell’angoscia e della tribolazione ci hanno raggiunto; se Dio lo vuole, moriamo per le sante leggi dei nostri padri, per meritare di ottenere con loro un’eredità eterna.

Non siamo né cani che non abbaiano né spettatori silenziosi né servi pagati che fuggono davanti al lupo. Stiamo invece attenti pastori che vegliano sul gregge di Cristo. Predichiamo tutto il disegno di Dio ai potenti e agli umili, ai ricchi e ai poveri, agli uomini di ogni ceto ed età, nella misura in cui Dio ci dà la forza, a suo tempo e fuori tempo, come scrive san Gregorio nel suo libro di Istruzione Pastorale.

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