Seconda LetturaInizio della lettera di SantIgnazio

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Seconda LetturaInizio della lettera di Sant’Ignazio di Antiochia ai Magnesiani

Dovremmo essere cristiani nei fatti, oltre che di nome

Ignazio, detto anche Teoforo, alla chiesa di Magnesia sul Meandro, chiesa benedetta dalla grazia di Dio Padre in Cristo Gesù, nostro Salvatore, nel quale vi saluto. Vi invio ogni buon augurio in Dio Padre e in Gesù Cristo.

Sono stato felice di sentire del tuo amore per Dio, così ben ordinato e devoto, e così ho deciso di rivolgermi a te nella fede di Gesù Cristo. Onorato come sono con un nome di sommo splendore, sebbene io sia ancora in catene, canto con le lodi delle chiese, e prego che siano unite alla carne e allo spirito di Gesù Cristo, che è la nostra vita eterna; un’unione nella fede e nell’amore, alla quale nulla deve essere preferito; e soprattutto un’unione con Gesù e il Padre, perché se in lui sopportiamo tutta la potenza del principe di questo mondo e ne usciamo illesi, andremo a Dio.

Ho avuto l’onore di vederti nella persona di Damas tuo vescovo, uomo di Dio, e nelle persone dei tuoi degni presbiteri, Basso e Apollonio, e il mio compagno di servizio, il diacono Zotion; possa io continuare a gioire di lui perché è obbediente al Vescovo quanto alla grazia di Dio, e ai presbiteri quanto alla legge di Gesù Cristo.

Ora non ti conviene azzardare sulla giovinezza del tuo vescovo, ma piuttosto, vista la potenza di Dio Padre, mostrargli ogni segno di rispetto. Questo, capisco, è ciò che fanno i vostri santi presbiteri, non approfittando della sua condizione giovanile, ma rimettendosi a lui con la prudenza che viene da Dio, o meglio non a lui, ma al Padre di Gesù Cristo, al vescovo di tutti. Dunque, per onore di colui che ci ama, conviene obbedire senza ipocrisia; poiché un uomo non tanto inganna il vescovo che può vedere, quanto cerca di ingannare il vescovo che non può vedere. In tal caso deve fare i conti non con un uomo, ma con Dio che conosce i segreti del cuore.

Dovremmo allora vivere veramente da cristiani e non semplicemente avere il nome; per molti invocano il nome del vescovo ma fanno tutto fuori di lui. Tali uomini, credo, non hanno una buona coscienza, perché non si riuniscono legalmente come comandato.

Tutte le cose hanno una fine e due cose, la vita e la morte, sono poste fianco a fianco davanti a noi, e ciascuno andrà al proprio posto. Come ci sono due monete, una di Dio e l’altra del mondo, ciascuna con la propria immagine, così i non credenti portano l’immagine di questo mondo, e coloro che hanno fede con amore portano l’immagine di Dio Padre per mezzo di Gesù Cristo. A meno che non siamo pronti attraverso il suo potere a morire a somiglianza della sua passione, la sua vita non è in noi.

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