Seconda letturaLe riflessioni morali su Giobbe di

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Seconda letturaLe riflessioni morali su Giobbe di papa san Gregorio Magno

L’insegnamento sano evita l’orgoglio

Ora, Giobbe, ascolta le mie parole e occupati di tutto ciò che ho da dire. È caratteristico del modo in cui insegnano le persone arroganti, che non sanno come trasmettere la loro conoscenza con umiltà e non possono esprimere verità dirette in modo diretto. Quando insegnano, è chiaro dalle loro parole che si stanno mettendo su un pinnacolo e guardando dall’alto in basso i loro alunni da qualche parte nel profondo, alunni indegni di essere informati e che a malapena meritano la briga di dominare.

Il Signore ha giustamente ammonito tali persone per bocca del profeta Ezechiele, dicendo che hai governato il tuo gregge con crudeltà e violenza. Poiché governano con crudeltà e violenza quando non cercano di correggere coloro che sono sotto di loro con argomenti razionali, ma cercano di dominarli e schiacciarli.

D’altra parte, il sano insegnamento è ansioso di evitare questo peccato di superbia manifestato nel pensiero: altrettanto desideroso di attaccare con le parole lo stesso maestro di superbia. Il sano insegnamento non lo promuove imitando la sua arroganza, ma usa parole pie per attaccarlo nel cuore di chi lo ascolta. Promuove invece l’umiltà, madre e maestra di tutte le virtù. Predica l’umiltà nelle parole e manifesta l’umiltà nelle sue azioni. Raccomanda l’umiltà ai suoi allievi più con la condotta che con la parola.

Questo è il motivo per cui Paolo sembra aver dimenticato il suo alto status di apostolo quando scriveva ai Tessalonicesi: Eravamo bambini in mezzo a voi. Così anche Pietro: Tenete sempre pronta la vostra risposta per le persone che chiedono il motivo della speranza che avete tutti, aggiungendo, per sottolineare che l’insegnamento deve essere presentato nel modo giusto, ma datelo con rispetto e con la coscienza pulita.

Quando Paolo dice a Timoteo Comanda queste cose e insegnale con ogni autorità, non chiede un dominio nato dal potere, ma un’autorità che deriva da un modo di vivere. “Insegnare con autorità” qui significa vivere qualcosa prima di predicarla; poiché quando la parola è impedita dalla coscienza, l’ascoltatore troverà più difficile fidarsi di ciò che viene insegnato. Quindi Paolo non sta lodando il potere delle parole orgogliose ed esaltate, ma l’affidabilità che deriva dal buon comportamento. Per questo infatti si dice del Signore: Diversamente dagli scribi e dai farisei, li ammaestrava con autorità. Lui solo parlava con autorità unica perché non aveva mai, per debolezza, fatto il male. Ciò che ha avuto dal potere della sua divinità, ce lo ha insegnato attraverso l’innocenza della sua umanità.

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