visto prima della quale non ha nemmeno visto simil

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visto prima, della quale non ha nemmeno visto simili; anche se potrebbe capire la sua natura
e hanno esperienza di esso, sarebbe stato in grado di dargli un nome, o dire quello che è, comunque
tanto ha cercato di fare in modo, e questo nonostante il suo essere una cosa che aveva percepito con
i sensi. Quanto meno, allora, avrebbe potuto descrivere una cosa che non è entrato attraverso il
sensi! Per il linguaggio di Dio ha questa caratteristica che, dal momento che è molto intimo e
spirituale nelle sue relazioni con l’anima, trascende ogni senso e allo stesso tempo rende ogni armonia
e la capacità del verso l’esterno e verso l’interno rileva cessare e muto.
4. Per questo abbiamo sia le autorità e gli esempi nella Scrittura divina. Per l’incapacità
dell’uomo a parlarne e descriverlo a parole è stato mostrato da Jeremias, 116 quando, dopo
Dio aveva parlato con lui, non sapeva cosa dire, salvare ‘Ah, ah, ah!’ Questo incapacity- interni
cioè del senso interno della immaginazione e anche che del senso esterno
corrispondente ad essa è stata dimostrata anche nel caso di Mosè, quando si trovava di fronte a Dio
nella boscaglia, 117 non solo ha detto a Dio che dopo aver parlato con lui non sapeva né
ha potuto parlare, ma anche che nemmeno (come è detto negli Atti degli Apostoli) 118 con il
interni immaginazione osò a meditare, perché gli sembrava che la sua immaginazione era
molto lontano ed era troppo stupido, non solo per esprimere qualsiasi parte di ciò che ha capito
riguardo a Dio, ma anche di avere la capacità di ricevere da essi qualche cosa. Perciò,
Nella misura in cui la saggezza di questa contemplazione è la lingua di Dio per l’anima, indirizzata
da puro spirito a spirito puro, nulla che è inferiore spirito, come i sensi, può percepire
esso, e quindi a loro che è segreto, e loro non lo sanno, né possono dire, 119 né si
desiderio di farlo, perché non vedono.
5. Si può dedurre da questo il motivo per cui alcune persone-buono e timoroso
anime-che camminano lungo questa strada e vorrei dare una ragione del loro stato spirituale
al loro direttore, 120 non sono né in grado di farlo, né sapere come. Per la ragione che abbiamo descritto,
hanno un grande ripugnanza a parlare di esso, soprattutto quando la loro contemplazione è del
più pura sorta, in modo che l’anima si è appena cosciente. Tale persona è in grado di dire solo
che lui è soddisfatto, tranquillo e contento e che egli è consapevole della presenza di Dio,
e che, a quanto pare a lui, tutto va bene con lui; ma non può descrivere lo stato di
la sua anima, né può dire nulla, salvo in termini generali come questi. Si tratta di un diverso
importa quando le esperienze dell’anima sono di un tipo particolare, come visioni, sentimenti,
ecc, che, essendo normalmente ricevuto in alcune specie cui partecipa senso, lattine
essere descritto in detta specie, o da qualche altra similitudine. Ma questa capacità di essere
116 Jeremias I, 6.
117 Esodo IV, 10 [cf. iii, 2].
118 Atti vii, 32.
119 [Oppure: ‘e non come dirlo, né sono in grado di farlo sapere.’]
120 [Lett ‘a lui che le regole di loro.’]

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seen before, whereof he has not even seen the like; although he might understand its nature
and have experience of it, he would be unable to give it a name, or say what it is, however
much he tried to do so, and this in spite of its being a thing which he had perceived with
the senses. How much less, then, could he describe a thing that has not entered through the
senses! For the language of God has this characteristic that, since it is very intimate and
spiritual in its relations with the soul, it transcends every sense and at once makes all harmony
and capacity of the outward and inward senses to cease and be dumb.
4. For this we have both authorities and examples in the Divine Scripture. For the incapacity
of man to speak of it and describe it in words was shown by Jeremias,116 when, after
God had spoken with him, he knew not what to say, save ‘Ah, ah, ah!’ This interior incapacity—
that is, of the interior sense of the imagination—and also that of the exterior sense
corresponding to it was also demonstrated in the case of Moses, when he stood before God
in the bush;117 not only did he say to God that after speaking with Him he knew not neither
was able to speak, but also that not even (as is said in the Acts of the Apostles)118 with the
interior imagination did he dare to meditate, for it seemed to him that his imagination was
very far away and was too dumb, not only to express any part of that which he understood
concerning God, but even to have the capacity to receive aught therefrom. Wherefore,
inasmuch as the wisdom of this contemplation is the language of God to the soul, addressed
by pure spirit to pure spirit, naught that is less than spirit, such as the senses, can perceive
it, and thus to them it is secret, and they know it not, neither can they say it,119 nor do they
desire to do so, because they see it not.
5. We may deduce from this the reason why certain persons—good and fearful
souls—who walk along this road and would like to give an account of their spiritual state
to their director,120 are neither able to do so nor know how. For the reason we have described,
they have a great repugnance in speaking of it, especially when their contemplation is of the
purer sort, so that the soul itself is hardly conscious of it. Such a person is only able to say
that he is satisfied, tranquil and contented and that he is conscious of the presence of God,
and that, as it seems to him, all is going well with him; but he cannot describe the state of
his soul, nor can he say anything about it save in general terms like these. It is a different
matter when the experiences of the soul are of a particular kind, such as visions, feelings,
etc., which, being ordinarily received under some species wherein sense participates, can
be described under that species, or by some other similitude. But this capacity for being
116 Jeremias i, 6.
117 Exodus iv, 10 [cf. iii, 2].
118 Acts vii, 32.
119 [Or: ‘and they know not how to say it nor are able to do so.’]
120 [Lit., ‘to him that rules them.’]

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